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di Marco Aurelio Antonino
Anche nell'ipotesi che tu debba vivere, anni tremila e altrettanti anni
diecimila, in ogni modo ricordati d'una cosa: nessuno perde una vita
diversa da quella che egli ha in quell'istante; né altra vita vive se
non quella che in quell'istante egli perde. A egual punto dunque
perviene una vita lunghissima e una vita del tutto breve. Vedi che il
presente è per tutti eguale, ciò che via via s'allontana non è più
nostro, e il tempo che via via trascorre è istante brevissimo.
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Loto in boccio e foglie
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Infatti, non si può perdere il tempo trascorso e nemmeno il tempo futuro; come sarebbe possibile che ci venisse tolto ciò che non si ha?
Insomma di questi due fatti bisogna tener vivo il ricordo: il primo, che tutto perennemente è sempre d'un solo aspetto e che s'aggira quasi in un cerchio e che non fa differenza in nulla se si dovranno vedere le medesime cose per cento, per duecento anni oppure per un tempo che sìa senza limiti. Secondo fatto: chi muore carico d'anni e chi muore sùbito perde una stessa cosa.
Vedi bene che solo l'istante presente è quello di cui l'uomo dovrà sentir privazione; effettivamente, questo solo egli ha e ciò che non si ha, non si può perdere.
Colloqui con se stesso di Marco Aurelio Antonino, Biblioteca Universale Rizzoli
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