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Sono stanco di questo essere mediocre, senza avvenire, senza fiducia
nell'avvenire, di questo essere che sono veramente costretto a chiamare
Me Stesso, perché non posso staccarmene. Mi ossessiona con le sue
tristezze, con le sue pene; lo vedo soffrire, — e non sono neppure
capace di consolarlo.
Io sono certo migliore di lui: posso parlargli come farei con un estraneo; non capisco quali ragioni me ne facciano prigioniero. E il più terribile forse è che gli altri non conosceranno di me che questo personaggio in lotta con la vita. Non vale nemmeno la pena di augurarmi che muoia dal momento che, quando morirà, io morirò con lui. A Vienna, durante quegli anni di conflitti interiori, ho sovente sperato di morire.
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Luna piena riflessa nell'acqua del mare
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Non soffriamo dei nostri vizi, soffriamo soltanto di non saperli accettare con rassegnazione. Conobbi tutti i sofismi della passione; conobbi anche tutti i sofismi della coscienza. Gli uomini immaginano di disapprovare certi atti perché contrari alla morale: in realtà, essi obbediscono (hanno la fortuna di obbedire) a ripugnanze istintive.
Io ero colpito, a mio dispetto, dall'estrema insignificanza delle nostre colpe peggiori, dal poco posto che esse ci occuperebbero nella vita se i nostri rimorsi non ne prolungassero la durata. Il corpo dimentica come l'anima; è forse ciò che spiega, in alcuni di noi, il rinnovarsi dell'innocenza.
Mi sforzavo di dimenticare; quasi dimenticavo. Poi quell'amnesia mi spaventava. I ricordi, sembrandomi sempre incompleti, mi creavano altri supplizi. Mi ci gettavo sopra per riviverli. Mi disperavo all'idea che impallidissero. Non avevo che loro per compensarmi del presente e dell'avvenire ai quali rinunciavo. Dopo essermi proibito tante cose, non mi restava coraggio per proibirmi il passato.
Marguerite Yourcenar, Alexis, Universale economica Feltrinelli
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