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di Marguerite Yourcenar
La mia infanzia fu silenziosa e
solitaria; mi ha reso timido, e di conseguenza taciturno. Pensare che ti
conosco da quasi tre anni e che per la prima volta oso parlarti! E solo per
lettera, e perché devo proprio farlo. È terribile che il silenzio possa essere
una colpa; è la più grave delle mie colpe, ma, insomma, l'ho commessa. Prima di
commetterla verso di te, l'ho commessa verso me stesso.
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Qi Baishi, casetta tra gli alberi. Cina
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Quando il silenzio si è fissato in
una casa, farlo uscire è difficile; più una cosa è importante, più sembra che
la si voglia tacere. Lo si direbbe una massa di materia ghiacciata, sempre più
dura e compatta: sotto di essa la vita continua; ma non si sente.
Woroïno era pieno di un silenzio
che sembrava via via più grande, e ogni silenzio non è fatto che di parole che
si sono taciute. È forse per questo che divenni musicista. Ci voleva qualcuno per
esprimere questo silenzio, per fargli spremere tutto il suo contenuto di
tristezza, farlo cantare, per cosi dire. Non doveva servirsi di parole, sempre
troppo esatte per non essere crudeli, ma semplicemente di musica, perché la
musica non è indiscreta e, quando si lamenta, non dice il perché.
Ci voleva una musica di un genere
particolare, lenta, piena di lunghe reticenze eppure verace, tanto aderente al
silenzio da insinuarvisi a poco a poco. Questa musica è stata la mia. Vedi bene
che altro non sono se non un esecutore, mi limito a tradurre. Ma non si traduce
che il proprio turbamento: parliamo sempre soltanto di noi.
Marguerite Yourcenar, Alexis, Universale
economica Feltrinelli
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