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di Marco Aurelio Antonino
Conviene considerare anche un altro ordine di cose. I fatti conseguenti a
un naturale svolgimento hanno in sé qualche cosa di gradito e possono
destare un senso di diletto. Facciamo un esempio. Si cuoce il pane: qua e là quel pane si screpola. Ebbene, si formano
certe screpolature in un modo tale che non ha nulla a vedere con l'arte del
fornaio, ma in un certo senso vanno benissimo e soprattutto stimolano
intensamente il desiderio del cibo.
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Mandorli in fiore
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Allo stesso modo anche i fichi, quando sono molto maturi, si spaccano. Del resto guardiamo le olive giunte a maturità completa: proprio quell'aspetto così prossimo a corruzione aggiunge al frutto particolare bellezza. Del resto, le spighe quando si chinano a terra; la fiera espressione dei leoni; la schiuma che scorre dalla bocca dei cinghiali ed esempi senza numero ancora che, considerati in se stessi, sono remoti da bellezza, ma comunque, per il fatto di perseguire un ordine di natura, aggiungono a quello ornamento e diletto.
Avviene dunque che, se qualcuno ha simpatia e comprensione per i fenomeni della natura, troverà che qualunque cosa, anche se accidentale conseguenza d'altri eventi, ebbene, anche questa cosa si compie secondo un ritmo di grazia a lei proprio. Costui osserverà anche le fauci di una fiera viva con non minore gioia di quelle fauci che pittori e scultori ci offrono con le loro imitazioni.
Del resto, costui avrà modo di cogliere con gli occhi suoi armoniosi e sereni anche quel senso di cosa finita, di cosa ormai matura, che traspare nelle sembianze d'un uomo o d'una donna ormai nell'età estrema della vita; cogliere anche la grazia soave del volto infantile. E si potrebbe continuare con esempi. Certo sono cose che non tutti possono comprendere, oggetto di esperienza solo per chi sia diventato generoso amico di natura e delle opere di lei.
Colloqui con se stesso di Marco Aurelio Antonino, Biblioteca Universale Rizzoli
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