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La pratica efficace del qigong e la realizzazione della 'non mente' Stampa la pagina E-mail

L'unica  pratica di qigong  efficace è quella in cui yi, che io amo chiamare presenza (intenzione),  è attivo. La presenza  è necessaria per eseguire i movimenti degli esercizi (permette di prefigurare mentalmente la sequenza prima che venga messa in atto); serve per focalizzare l'attenzione su un punto (concentrazione sul dantian,1sul respiro, sui punti d'agopuntura, ecc.); permette di 'sentire il l'energia', di 'visualizzarla', di 'condurla', di 'custodirla'.

Praticare la consapevolezza.jpg
Praticare la consapevolezza

I modi in cui la presenza -yi- opera nel qigong sono riconducibili a:

1. Concentrazione del pensiero – Yi shou

All'inizio della pratica la presenza di yi permette di concentrare l'energia mentale su un solo punto. Non è importante l'oggetto ma l'azione del centrarsi. Nella scuola buddhista ci si concentra su uno dei sette chakra; nella scuola taoista su uno dei tre dantian; nella scuola medica sui punti e sui meridiani d'agopuntura, ma in ogni caso, una volta che l'attenzione è totalmente rivolta verso l'interno, indipendentemente dal luogo, l'atto del centrarsi porta l'energia all'ombelico, all’origine. Il portare tutta la propria consapevolezza verso il centro prescelto, vuol dire essere nel momento presente, là dove la mente, che è passato o futuro, non può esistere. Nel momento presente c'è la vita,  e  nel "qui  e ora" la mente muore. Quanto  più siamo capaci di essere totali  nel concentrarci su un solo  centro, tanto
più la trasformazione sarà totale. Questa tecnica viene anche descritta come "sostituire i 1000 pensieri con un solo pensiero". Cosa accade dentro di noi quando siamo focalizzati su un solo centro? Entriamo in contatto con l’energia che pulsa proprio qui e in questo momento e la nostra presenza permette di percepirla sotto forma di sensazioni le più diverse (calore, vibrazioni, colore, luce, vitalità pulsante, ecc.). 

2. Assenza di pensiero – Bu yi

A questo punto non vi sono più  pensieri, ma esperienza. Quando, grazie alla concentrazione, arriva la sensazione, si lascia andare la concentrazione e si  rimane completamente presenti al sentire. La pratica conduce a una sempre maggiore capacità di affinare questo strumento che permette di entrare in contatto con le energie sottili che animano il nostro corpo interiore. E qui ricordiamo che l’energia si manifesta anche in tutto ciò che sentiamo, percepiamo e sperimentiamo in qualsiasi forma.

3. Nell'assenza  di pensieri, la realizzazione  accade - Wuzhong shengyi.

All'arrivo dell'energia, segue quella dello spirito. La capacità ad essere presenti, a sentire ciò che anima la propria interiorità, rende via via la mente  sempre più silenziosa.  Gli intervalli di assenza di pensieri possono divenire sempre più lunghi e la meta è l'esperienza della 'non mente'.  Potrà essere solo un bagliore fugace (definito satori) all'inizio, ma potrà anche divenire lo stato dell'Essere, nel momento in cui si è pronti per questo. Il pieno conseguimento dello stato di 'non-mente' è indicato con il termine 'illuminazione', che evoca l'idea di una realizzazione sovrumana. Ma non è così: è la buddhità, la natura potenziale di Buddha, insita in ognuno di noi, che giunge alla sua realizzazione.  È la comprensione intuitiva della propria natura originaria, il lasciare essere 'ciò che è, così com'è'.

buddha vitakara mudra.jpg
 Buddha vitakara mudra

"La consapevolezza ti porta al punto in cui puoi vedere con i tuoi stessi occhi l'assoluta realtà del tuo essere e dell'universo … è una esperienza miracolosa in quanto vedi che tu e l'universo non siete separati: tu sei parte del Tutto"2.

"È uno stato di unione con l'Essere quando viene percepito. È uno stato di sintonia con qualcosa di incommensurabile e di indistruttibile, qualcosa che in modo quasi paradossale è essenzialmente noi eppure è molto più grande di noi. Significa trovare la propria natura al di là del nome e della forma. L'incapacità di percepire questa sintonia dà origine all'illusione della separazione, da noi stessi e dal mondo che ci circonda"3.
L'incapacità di riconoscere la nostra natura essenziale, originaria, grazie alla quale ci riconosciamo parte dell'Essere universale, ci fa sentire frammenti isolati in un mondo caotico: di qui la paura esistenziale. "Riacquistare la consapevolezza dell'Essere e dimorare in quello stato di 'comprensione intuitiva' è l'illuminazione"4. Buddha ha definito l'illuminazione "la fine della sofferenza".

E, per concludere,  ecco come si esprime, in merito a yi,  il maestro Liu Dong: "È ciò che gli antichi chiamavano 'all'interno si accende una scintilla', cioè nello stato di assenza (di mente) e di vuoto' all'improvviso si produce una idea, pensiero – yi. ………………. Perciò attraverso le due fasi di presenza dello yi (youyi) – cioè quando lo yi si concentra sugli orifizi- e assenza di yi (wuyi) – mantenere la sensazione e abbandonare la concentrazione dello yi, sulla base di ding – fermezza, stabilità, jing -quiete e xu – vuoto, si risveglia ulteriormente la consapevolezza dell'uomo nei confronti delle cose e dei fatti, in modo da raggiungere lo stato di grande pienezza in cui  cielo e uomo sono uniti in un tutt'uno. Improvvisamente si avrà una comprensione unica e particolare nei confronti di un qualcosa o di qualche esperienza della vita, sarà come udire 'la buona novella' proveniente dai centri energetici presenti all'interno del corpo, di udire l'insegnamento di un saggio superiore. Questo è anche ciò che chiamiamo 'verità del bodhisattwa'. Questo è un livello superiore di 'risveglio della saggezza' nel qigong. A tale saggezza si perviene solo attraverso un grande perfezionamento e molta pratica".


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NOTE

1. Dantian significa 'campo di cinabro'; nel corpo ne esistono tre, inferiore, mediano e superiore. Sono aree di concentrazione e di trasformazione dei 'tre tesori': l'essenza- jing, l'energia - qi e lo spirito - shen.
2. Osho Rajneesh. Dalla medicazione alla meditazione
3.  Eckart Tolle
4.
  idem
 

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