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I fondamenti della pratica del qigong - Seconda parte Stampa la pagina E-mail

Proponiamo ora di leggere e soffermarsi a riflettere su altri aspetti importanti della pratica, fino a interiorizzarli e farli divenire parte viva di essa.

Nel qigong  non c'è competizione né con noi stessi, né con gli altri.

L'unico obiettivo è nutrire lo stato di quiete e, grazie a questo, dare spazio all'energia.
L'uomo, nel silenzio e nel profondo della propria interiorità può coltivare e far fiorire la natura essenziale, originaria, che gli è propria. E ciò si realizza non perché ce lo poniamo come obiettivo, ma semplicemente badando alla qualità della pratica.

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Hsueh Ch'uang, Giara per il vino decorato con pesce e piante acquatiche. Dinastia Yuan. Brooklin Museum

 

Chi pratica il qigong non deve coltivare aspettative di alcun tipo, né  essere interessato al conseguimento di alcun risultato. Il premio è nell’essere  presenti, nel praticare con totalità e impegno, nell'allenare la propria energia con intenzione.

Non è importante in quale direzione ci muoviamo né che cosa stiamo facendo, ma come.

Questo modo di operare ci libera dalla tirannia del divenire, che crea costantemente una tensione di fondo tra ciò che si è (che viene in genere giudicato come più o meno insoddisfacente) e ciò che si aspira a diventare. Solo nel presente, dove posso esprimere nella qualità della pratica la fermezza della intenzione, non esiste tensione alcuna;  solamente nel momento presente, l’energia, che è vita, agisce il praticante e lo conduce.

Il qigong è un'esperienza i cui frutti sono sempre e solo individuali. Questo concetto deve essere afferrato bene.

Nell'apprendimento e nella pratica, avendo compreso  lo spirito dell'esercizio trasmesso dal Maestro, ognuno si impegna a sperimentare e vivere questa comprensione con gli strumenti fisici, mentali e spirituali che ha a disposizione. Quindi non giova imitare pedissequamente l'aspetto esteriore formale degli esercizi; è indispensabile, invece, comprenderne lo spirito e farlo vivere animandolo con la propria energia e permettergli di esprimersi in accordo con la propria originale interpretazione. Negli ambienti di qigong circola questo detto: "cento fiori sbocciano tutti insieme e ognuno è bello nella sua diversità". 

'Nel movimento la quiete e nella quiete il movimento' : è questa una espressione ricorrente nel testi di qigong. Movimento e quiete appartengono alle due opposte polarità che scandiscono la vita nel mondo manifesto; il movimento è yang e la quiete è yin, ma l'uno è complementare all'altro. È necessaria la presenza di entrambi per permettere che la pratica raggiunga la sua efficacia. 


Nel qigong movimento e quiete convivono, sia all'esterno che all’interno del corpo. Vediamo come. Il movimento del corpo nasce  dall'interno dove, quando la mente è silenziosa, regna la calma del Cuore (quiete) ; e nello 'stato di quiete' nasce e si manifesta il movimento dell'energia. Lo stato di quiete del Cuore è dunque ciò che rende possibile l'arrivo dell'energia  e a questa di manifestarsi,  sia all’'nterno che all'esterno, tramite il movimento.

Vogliamo concludere  ricordando l'importanza di rendere e conservare il corpo morbido il più possibile, perché "solo questo lo fa durare".
Ispiriamoci alla natura, al vento e all'acqua che sono senza forma, dicono i taoisti. Quando giunge la tempesta, solo ciò che è duro e rigido viene spezzato, mentre l'erbetta, delicata e morbida, si piega sotto l'azione  del vento o dell'acqua, ma non si spezza.

Laozi  ha molto esaltato le qualità della morbidezza e della flessibilità. Un aneddoto narra che, invitato ad esemplificare il concetto di duro e morbido e le loro implicazioni per la salute del corpo, evidenziò che la parte più dura del corpo, ossia i denti (quelli dell'arcata superiore e inferiore si confrontano direttamente!) deperiscono e cadono facilmente, e che la parte più morbida, la lingua, sempre in movimento, rimane attiva fino alla morte.
Dall'osservazione del ciclo vitale dell’essere umano – morbido e debole alla nascita e duro e rigido alla morte, Laozi dedusse che fragilità e morbidezza sono correlati alla vita in modo diverso rispetto a ciò che è duro e forte.

Nel qigong, come nel taijiquan tutti i movimenti sono morbidi (arrotondati e lenti) per ottenere il libero flusso dell'energia nell'unità corpo-mente.

 

 

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