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Postato da il Ago 8, 2017 in Risvegliare emozioni e sentimenti | 0 commenti

Prosa e poesia della vita

Prosa e poesia della vita di Edgar Morin 

Prosa e poesia della vita

La polarità prosaica della vita comanda tutto ciò che facciamo per obbligo, per sopravvivere, per guadagnarci da vivere. Poi c’è la polarità poetica della vita, cioè quella in cui ci si sviluppa personalmente, in cui si vive in comunione, in cui si hanno momenti di armonia e di gioia. Momenti che danno l’amore, l’amicizia, la letizia. È questo che è vivere, vivere poeticamente; mentre la parte prosaica della vita ci permette solo di sopravvivere. Mangiare per nutrirsi potrebbe essere solo prosaico, ma la qualità degli alimenti, il modo in cui sono cucinati, la commensalità danno piaceri che poetizzano i pasti.

Tutto ciò che ci procura un sentimento di bellezza o di qualità contribuisce alla qualità poetica della vita.

Possiamo comprendere che il problema umano non è solo di potere sopravvivere nel lavoro e con il lavoro, ma anche, possibilmente anche nel lavoro, di potere svilupparsi pienamente e vivere poeticamente. Il pensiero politico non dovrebbe più ignorare i bisogni poetici dell’ essere umano. Per percepire questa realtà umana complessa e ambivalente bisogna allontanarsi dalle chiusure e dalle separazioni istituite dall’insegnamento. Bisogna non solo riunire delle conoscenze provenienti dalle scienze naturali e dalle scienze umane per comprendere l’umano, ma anche considerare la letteratura, che pure è un mezzo di conoscenza.

I romanzi, e più esattamente quelli che sono chiamati i “grandi romanzi”, ci mostrano ciò che nessuna scienza è in grado di mostrare. Ci presentano esseri umani che vivono nella loro soggettività, nei loro sentimenti, nel loro pensiero, nel loro ambiente, nelle loro relazioni, nella loro affettività, nel loro quadro sociale, come in Balzac, o nel loro quadro storico, come in Guerra e pace di Tolstoj.

Degli esseri con tutta la loro complessità interiore, come in Dostoevskij e in Proust. I grandi romanzi sono mezzi di conoscenza dell’umano. Il romanzo non deve solo essere inteso come un oggetto di godimento estetico. È anche un mezzo di comprensione. Nel gioco fra l’immaginario e il reale, l’immaginario ci aiuta a vedere meglio il reale, a viverlo meglio, ad avere “lucidità” sull’uomo, come il bisogno umano di riconoscimento di cui parlava il filosofo Hegel. Ogni essere ha bisogno di essere riconosciuto dall’altro. È un bisogno fondamentale e le opere d’arte ce lo fanno comprendere. C’è un’età, l’adolescenza, nella quale sono certi romanzi, certi poemi come “Una stagione all’inferno di Rimbaud”, certi film, prima ancora che la mente si interessi alla filosofia, che ci segnano perché ci rivelano delle verità che abbiamo all’interno di noi stessi, ma senza esserne coscienti.

La trilogia del Padrino, con Marlon Brando e Al Pacino, mette in scena degli esseri che sono criminali, e non ci nasconde nulla dei loro crimini. Ma nello stesso tempo questi uomini hanno sentimenti paterni, sentimenti d’amicizia, sentimenti d’amore. Sono esseri complessi. Il filosofo Hegel diceva: “Se chiamo criminale qualcuno che ha commesso un crimine nella sua vita, cancello tutti gli altri aspetti della sua vita per considerare solo questo aspetto criminale”. Sul grande schermo come sulla scena, il criminale non è soltanto criminale, è anche umano.

Al cinema esiste quel fenomeno di partecipazione che fa in modo che si possa provare un sentimento molto forte di comprensione e di amicizia per dei personaggi che nella vita sono disprezzati o ignorati, quali il mendicante, il vagabondo, il “rom” … Sono dei rivelatori, sono dei risvegliatori, ed è questo che è assolutamente sublime, secondo la definizione data da Kant: “È sublime ciò in rapporto al quale tutto il resto è piccolo”. Ejzenstejn diceva che attraverso delle immagini, delle metafore, vengono delle idee. In altri termini, le idee sono portate, pur senza essere espresse come idee, attraverso immagini metaforiche: è allora che sia- mo colpiti, siamo segnati da uno svelamento di ciò che avevamo in noi stessi o di ciò che noi stessi attendevamo.

Questa umanità che acquisiamo al cinema o attraverso romanzi come I fratelli Karamazov o Delitto e castigo di Dostoevskij, o che acquisiamo a teatro, con Shakespeare, scompare sfortunatamente appena lasciamo la poltrona rossa, appena lasciamo la sala di proiezione, appena chiudiamo il libro, appena torniamo nella vita. Tuttavia, i surrealisti avevano rivelato le qualità poetiche della vita: la poesia non è soltanto nel poema. È una componente delle nostre vite. Il poema è un modo di apprendere, di accedere alla qualità poetica della vita. Un verso di Hòlderlin dice: “Poeticamente, l’uomo abita la Terra”. È un bel pensiero, ma unilaterale perché l’uomo abita prosaicamente la Terra, e dovrebbe abitarla molto più poeticamente.
Dobbiamo comprendere che è importante poter vivere in modo poetico. Posso citare il mio amico Stéphane Hessel che non poteva terminare un pasto senza recitare un poema di Baudelaire o di Apollinaire. Per lui non si trattava soltanto di recitare, si trattava di esprimere ciò che era proprio un aspetto della sua natura, poiché lui viveva poeticamente la sua vita.

Lezioni sul pensiero Globale, Edgar Morin, Raffaello Cortina editore

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