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I pazienti affetti da sindrome coronarica acuta necessitano di
trattamenti specifici, ma solo se questi vengono associati a terapie di
supporto, come una alimentazione appropriata e l'esecuzione regolare di
attività fisica, si consegue una riduzione della mortalità e della
morbilità.
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Un cuore in mezzo al mare
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Lo studio APTOR condotto in Europa (ha coinvolto Spagna, Francia e Inghilterra) si è proposto di verificare quali erano i comportamenti terapeutici nei diversi paesi e l'adesione alle linee guida. A tale scopo sono stati seguiti pazienti affetti da sindrome coronarica acuta (SCA) e sottoposti ad anpioplastica percutana (PCI) dei vasi coronarici. Al 40% dei pazienti venivano suggerite modifiche di ordine dietetico e la pratica di attività fisica; a 3 pazienti su 5 non veniva data alcuna indicazione in tal senso, con ampie differenze nei diversi paesi.
Curiosamente è stato osservato che le modifiche da apportare allo stile di vita venissero consigliate in modo sistematico nelle strutture universitarie, mentre in altri ambienti medici, sia pure in presenza di condizioni di rischio elevato, come l'obesità, questo poteva non accadere. Inoltre nel follow up a un anno di distanza, si è osservato che proprio i soggetti cui venivano raccomandate modifiche dietetiche e programmi di attività fisica eseguivano anche una terapia farmacologica più aderente alle indicazioni delle linee guida (Beta-bloccanti, ASA, aspirina, statine, ACE-inibitori/sartani e clopidogrel).
In conclusione, da questo studio, condotto su 1335 pazienti in tre paesi Europei, risulta che alla maggior parte dei pazienti con diagnosi di sindrome coronarica acuta non vengono prescritti provvedimenti di prevenzione secondaria. Và evidenziato, d'altra parte, che queste cure accessorie, come i programmi di esercizio e la dieta appropriata, si sono dimostrati efficaci nel ridurre morbidità e mortalità. Gi autori della ricerca invitano i medici cardiologi ad aderire con maggior rigore alle linee guida.
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Un cuore inciso nel ferro
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Osservazioni personaliMi è capitato, nell’esercizio della professione di incontrare diverse tipologie di pazienti. Alcune persone, dopo essere incorsi in un importante problema cardiologico comprendono l'importanza di "farsi carico" della loro salute, tanto da modificare in modo anche radicale le proprie abitudini di vita con risultati a volte quasi miracolosi. Altri preferiscono ignorare il problema e continuano indifferenti a mantenere le proprie abitudini inappropriate di vita; altri ancora seguono le indicazioni mediche per un periodo, ma non riescono ad aderire in modo consistente alle nuove abitudini igieniche. Vivono il cambiamento delle abitudini alimentari e la pratica dell'attività fisica come imposizione di inutili supplizi, fino ad esprimersi così: "mi proibisce il fumo e la buona cucina, mi obbliga ad andare a piedi invece che in macchina... questa che mi propone non è vita!"
Il fumare, l'alimentazione ricca e sapida, l'indulgere alla pigrizia sono per alcuni più importanti di una qualità scadente di salute e persino di una riduzione degli anni di vita.
C'è da chiedersi allora: sono queste persone davvero consapevoli che si mangia per vivere e non si vive per mangiare? Che il movimento muove l'energia del corpo e permette di goderne la vitalità in modo più pieno? E che il fumo piace proprio perché muove l'energia del corpo, cosa che si può ottenere anche con l'attività fisica, senza subire i danni gravi provocati dalle sigarette?
Vorrei proporre un'attenta riflessione sulle due seguenti alternative:
- desideri vivere meglio e più a lungo - a patto di controllare il peso corporeo, i valori di colesterolo e di pressione arteriosa, di abolire il fumo e di eseguire attività fisica regolare?
- desideri fumare, mangiare come e quanto vuoi, lasciare impigrire il corpo e correre il rischio (elevato) di accumulare peso, divenire iperteso, cardiopatico, diabetico e incapace di respirare adeguatamente?
La scelta sembrerebbe essere tra "un anno da leone o cento anni da pecora", ma non è così. Chi vive a lungo, patrimonio genetico a parte, consegue quel risultato attraverso la comprensione di un giusto equilibrio tra il troppo e il troppo poco in ogni ambito della vita, sia che concerna il piano fisico che psichico.
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