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Perciò, conoscendo Saffo attraverso la sua poesia così sincera e
appassionata, ci chiediamo perché su di lei sono nate leggende così
discordanti.
Se il suo concittadino Alceo, che la conobbe, dice di lei: "Saffo divina, dal dolce sorriso, dai capelli di viola", perchè nel II Isec. a.C. si diffuse la leggenda che Saffo fosse brutta e che, innamorata senza speranza del suo compatriota Faaone, si sia gettata per diperazione dalla rupe di Leucade? Se Platone nel iV sec. la chiamò 'Saffo la bella', perché Leopardi nel' 'Ultimo canto di Saffo' accoglie (riferendola a se stesso) la leggenda che fosse molto intelligente ma talmente brutta che la Natura non voleva essere contaminata dalle sue fattezze?
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Marmo raffigurante 'Saffo da Eresos', copia romana di un originale greco del V sec. a.C., Musei Capitolini, Roma
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Comunque i posteri l'abbiano giudicata, Saffo rappresenta quella minoranza di donne dell'antica grecia che, intelligennti e colte, si sentirono libere di essere 'se stesse' e di affermare la propria identità in una polis che già andava fissando ruoli precisi per la donna e non riteneva più auspicabile l'amore tra donne, che si chiamerà fino ad oggi 'amore lesbico', in ricordo della Saffo di Lesbo.
Nella società romana del I sec., ancora meno libera, nella quale Augusto voleva moralizzare i costumi delle donne, il poeta Ovidio (che fu punito dall'imperatore con l'esilio per avere 'scandalizzato' i romani con la sua vita e le sue poesie erotiche) raccoglie la leggenda secondo cui Saffo, infelicemente innamorata di Faone, prima di gettarsi in mare dalla rupe, preferendo la morte all'abbandono, gli scrive una lettera in cui confessa di preferire l'amore di Faone a quella che provava nel tiaso per molte fanciulle:"Non mi attraggono più le donne di Lesbo; nulla è per me Anactoria o la splendida Cidro; i miei occhi non godono più, come un tempo, di Attide e delle altre cento che, non senza biasimo, ho amato. Tu, Faone, sei il mio pensiero costante; i miei sogni ti rievocano; perché tu te ne sei andato senza una parola? A me non resta che cercare il mio destino nelle acque di Leucade!" Ovidio in questo modo, trasforma la figura storica della poetessa Saffo, nel mito di una Saffo lesbica, pentita e suicida.
Ci si può chiedere da dove derivi questa leggenda. In reltà Saffo, in un inno, ha cantato l'amore di Afrodite per un 'demone' di nome Faone, dicendo che, per liberarsi della passione amorosa, occorreva gettarsi "nei bianchi flutti" dell'oblio, metafora usata anche da Anacreonte, poeta lirico contemporaneo di Saffo. Poiché in greco λευκος significa 'bianco' e πετρα significa 'rupe', dalla rupe di Leucade Saffo, identificata con Afrodite, metaforicamente ha posto fine al suo infelice amore con l'oblio della morte.
Così il mito di Saffo ha sostituito la realtà storica dell'unica voce femminile del VI sec. a. C., che ci ha lasciato la testimonianza 'diretta' di come le donne colte concepivano allo l'amore.
Bibliografia
Saffo - Antologia lirica
Ovidio - Heroides, lettera 15 (Saffo a Faone)
Comparetti - Sulla epistola ovidiana di Saffo a Faone
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