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Medea, figlia di Eeta, re della Colchide (mitica regione del Medio
Oriente) è la protagonista di cinque miti dell'antichità greca: io
esaminerò la versione che ne dà Euripide nella sua tragedia del 431
a.C., dove ne fà la figura tipica di una etnia non greca (= barbara),
che, venuta a contatto con la civiltà ellenica, non è accettata per la
sua 'diversità'.
Medea, che ha imparato le arti magiche orientali, aiuta il greco Giasone, giovane capo degli Argonauti, a superare le prove per conquistare il Vello d'oro, in possesso del re Eeta: lo aiuta perché si è innamorata di questo straniero assetato di potere. Infatti Giasone, solo se riporterà con sé il vello d’oro, conquisterà il trono di Folco in Tessaglia, ora occupato dalla zio Pelea. Grazie ai suggerimenti di Medea, che partecipa all’uccisione di suo fratelllo e poi fugge con gli Argonauti, Giasone si impossessa del Vello che poi porta a Folco, dove Medea interviene ancora con le sue arti magiche per eliminare Pelea, l'usurpatore.
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Bassorilievo su sarcofago di marmo, raffigurante il carro, trainato da un serpente, che trasporta Medea e Giasone (dettaglio). Museo Pergamon di Berlino.
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Per questo delitto Giasone e Medea sono banditi dalla Tessaglia con i due piccoli figli, ma trovano ospitalità a Corinto dove la maga salva la città dalla carestia, grazie ai riti barbari.
Giasone, assetato di potere, spera di diventare signore di Corinto se sposerà Glauce, la figlia del tiranno: perciò abbandona Medea che viene espilsa dalla città con i figli, perché è 'straniera'.
Medea furiosa contro Giasone che non la ama più (e forse non l'ha mai amata), impedisce il matrimonio inviando a Glauce, come dono di nozze, un manto avvelenato, indossato il quale la futura sposa muore, e si vendica di Giasone uccidendo i due figli di cui lui è padre. Poi fugge sul carro del Sole, per ritornare all'originaria Colchide e ricostituire il regno di suo padre che sarà noto come 'l'impero dei Medi'.
Rispetto al greco Giasone, che cerca il potere con ogni mezzo, Medea è il simbolo delle forze primordiali di cui serba i segreti magici. Legata alla Metis (= astuzia razionale), la magia di Medea è a volte benefica, a volte malefica: in questo contrasto noi possiamo scorgere l’opposizione etica, propria dell'età arcaica in cui il mito è nato, ha l'uso buono e quello cattivo della magia.
L'infanticidio invece è reminiscenza deformata dei riti iniziatici delle civiltà pre-ellenistiche e barbare. Medea che diventa per amore da principessa una straniera, un'esiliata, un’infanticida è per la cultura greca una figura venuta da un ‘inquietante altrove’ a ribadire l’opposizione inconciliabile tra barbarp egreco, tra straniero e autoctono, tra impulso e ragione.
Euripide rappresenta medea che sfida le leggi umane e divine non perché è una maga, ma perché è ‘barbara’ in preda a conflitti interiori (tra amore e odio, tra pietà e vendetta) non superati con la ragione.
Nella cultura romana il mito di Medea è interpretato da Ovidio, nella 12a lettera delle Heroides, in modo originale. Medea , prima di uccidere i figli, scrive a giasone la sua sofferenza per essere stata abbandonata, per l’ingratitudine dell’ argonauta, dimentico delle promesse di eterno amore, e conclude così la sua lettera: "Se tu sei vivo lo devi a me; se puoi essermi ingrato lo devi a me; dove l'ira mi porterà io la seguirò: della mia azione forse io mi pentirò. Mi pento però anche di aver aiutato un marito infedele. Sì, la mia ragione sta meditando qualcosa di enorme".
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Medea, Giasone e i due figli: bassorilievo su sarcofago di marmo (dettaglio). Museo Pergamon di Berlino |
Medea è la donna impulsiva, la barbara che si scontra con la civiltà della ragione? o è la donna illusa che l'amore la renda uguale alle donne elleniche? o è la maga che attraverso i filtri misteriosi tenta di vincere la sua guerra d'amore? o è la madre che uccide i figli per vendicarsi di Giasone che l'ha spinta a tradire la sua patria?
Medea è senza dubbio una donna moderna, che vive in pieno le contraddizioni nel passaggio da una cultura al lei nota ad una più evoluta di cui non conosce le regole: è vittima di questa incomunicabilità tra culture diverse.
Se Boccaccio, Calderon della Barca, Corneille, Lopez de Vega hanno fatto di Medea il simbolo della donna del loro tempo, Pasolini nel 1972, chiamando Maria Callas a interpretare il ruolo di Medea nel suo film, ritorna al testo euripideo, in cui Medea è la donna che, pur amando, rifiuta l'uomo assetato di potere, quando si rende conto che lui ha solo usato la parvenza dell'amore per farsi aiutare a raggiungere il dominio su tutti.
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