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Essere donna: la visione e la comprensione dei valori femminili nella cultura greca classica Stampa la pagina E-mail

di Alda Caruso

Nella civiltà occidentale siamo abituati, ormai da decenni, a parlare di 'questione femminile' e di 'femminismo', come di un problema sociale e culturale che attende ancora una soluzione meditata ed adatta all'età post-moderna in cui viviamo. Ne parlano scrittrici e scrittori nei loro romanzi e saggi, registi famosi ne hanno tratattato in film importanti, sociologi impegnati ne hanno esaminato i vari aspetti da diverse posizioni ideologiche.

Ma questo problema, oggi affrontato con strumenti nuovi, è sempre esistito e può essere enunciato in questi termini: quale posto occupa la donna nella società? Quale posto occuperebbe se ci fosse una reale uguaglianza civile/religiosa/culturale? A queste domande ognuno risponde secondo le proprie concezioni di vita o secondo l’esperienza.

 03akrotiri-giovane.jpg Giovane sacerdotessa. Affresco, Akrotiri

A me è stata posta la domanda: "Quale posto aveva la donna nella civiltà  greca classica?", domanda a cui non ho saputo dare risposta, se devo riferimi a testimonianze dirette di donne greche vissute tra l'VII e il II sec. A. C.; ho solo opinioni di uomini che attribuivano alle donne del loro tempo funzioni diverse a seconda che fossero filosofi, storici o poeti.
Però i poemi omerici dell'VIII secolo – l'Iliade e l’Odissea, e le tragedie del V sec. A. C. (di Eschilo, di Sofocle ed Euripide) hanno eternato attraverso le loro eroine, le diverse concezioni che i Greci avevano della donna: tutti abbiamo sentito parlare dei miti di Antigone, di Arianna, di Fedra, di Clitennestra e di molte altre donne cui gli scrittori affidavano il compito di tramandare la visione della vita, dell’amore, della società propria del loro tempo.

Io ritengo che, se gli uomini di cultura hanno affidato tale compito a figure mitologiche femminili, lo abbiamo fatto perchè pensavano che la donna, in quanto tale, fosse l'essenza di un'epoca.

Per dimostrare questa mia tesi, prenderò in esame cinque donne protagoniste del loro mito (Cassandra , Ifigenia, Penelope, Medea ed Antigone) ed una donna realmente vissuta nel VI sec. a. C., Saffo, la prima poetessa greca di cui possiamo leggere qualche frammento.

Cassandra , Ifigenia e Penelope sono personaggi cui i poemi omerici fanno riferimenti, ma i loro miti ci riportano alla proto-storia greca, al tempo della guerra di Troia (1250 a. C.?)

Medea è testimonianza della 'visione' che la cultura greca arcaica aveva dei 'non-greci', ritenuti barbari.

Antigone rappresenta invece l'ideale femminile delle virtù morali/religiose che Sofocle esaltò nel V sec. a.C.

Ho scelto di parlare di loro proprio per la loro diversità, che ha indotto poeti romani come Ovidio, tragici moderni come Corneille e Racine, scrittori di ieri come Goethe, Foscolo e Pascoli, scrittrici di oggi come K.Wolf e M.Yourcenar, a reinterpretare questi miti rendendoli contemporanei.

 

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