È una figlia di Priamo, re di Troia diventata sacerdotessa
di Apollo: Cassandra ha avuto dal dio, come punizione per averne rifutato
l'amore, il dono di prevedere le sventure e di non essere creduta.
Achille combatte contro Ettore. Coppa per mescolare il vino con l'acqua, eseguita in Atene, circa 500-480 a.C. British Museum
Ancora prima che scoppiasse la guerra tra i greci invasori e i Troiani, voluta dai primi per scopi commerciali (la conquista dei mercati dell’Asia Minore), sotto l'apparente pretesto di riprendere Elena (moglie di Menelao, re di Sparta e fratello di Agamennone, re di Argo), rapita da Paride (figlio di Priamo e fratello di Cassandra), la sacerdotessa di Apollo aveva intuito il vero motivo della futura guerra ed aveva scongiurato il padre di non commettere un crimine che avrebbe avuto come esito la distruzione dell’amata Troia, la morte dei suoi figli e la schiavitù delle figlie, se fossero sopravvissute.
Infatti dopo la fatale vittoria degli Achei, guidati da Agamennone, Cassandra diventa sua schiava e lo segue ad Argo, dove li attende la moglie Clitennestra che li uccide ambedue, come la prigioniera aveva previsto poco prima, in preda al delirio divinatorio.
Nel mito di Cassandra appare il conflitto tra l’individuo e la società, tra gli ideali etici femminili e le esigenze dell’apparato politico maschile: questa donna è l’espressione della femminilità pacifica , destinata ad essere sconfitta dal potere bellicoso dei maschi.
Sebbene Cassandra viva in un'epoca e in una cultura (quella troiana, e quindi 'barbara' per i greci), in cui le donne non hanno il diritto di 'vedere', di capire e di giudicare le decisioni di chi comanda, lei ha un modo di vedere autonomo: critica le finzioni che la corte troiana escogita per giustificare la guerra, vede i segnali che la preannunciano, cerca di difendere ‘la cultura dei padri’, pacifica e giusta dalla attuale tendenza a falsificare i fatti per giustificare la guerra.
Cassandra cerca la verità, mentre sia i Troiani che i Greci cercano la finzione: essa diventa una 'dissidente' perché sa che tra uccidere e morire c'è una terza via: vivere in pace.
Il dono di vedere non viene da un dio, ma è la capacità umana (o femminile?) di cercare la verità e di dirla anche se amara.
La cultura dell'oppressione non è solo dei Greci vincitori, ma anche dei Troiani sconfitti. Infatti Cassandra ama i Troiani che rifiutano di uccidere i prigionieri, condanna i fratelli che vogliono ripagare la violenza di Achille con la violenza; dice che se un popolo abbandona i suoi giusti principi va in rovina; guida le donne di Troia che ha riunito in una comunità femminile e che osano condannare i loro compatrioti quando diventano assassini e violano le leggi antiche dell’ospitalità: in questo senso Cassandra è una donna moderna, impegnata politicamente.
Il mito di Cassandra ha ispirato, tra i molti poeti, il nostro Foscolo che da lei fa predire, alla fine dei 'Sepolcri' la sconfitta di troia e la glori a eterna per Ettore, l'eroe sconfitto (V. 283-295).
C. Wolf nel XX sec. fà di Cassandra la prima contestatrice del potere politico basato sulla falsità.
Bibliografia minima
Eschilo: 'Agamennone' (tragedia)
Foscolo: 'I sepolcri'
C. Wolf: 'Cassandra' (ed. e/o)