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Il mito di Antigone, inserito nella leggenda di Tebe, racconta una
vicenda interamente umana, senza interventi divini o magici.
I tre grandi tragici greci del V sec. a.C. hanno dedicato alla figura di Antigone quattro tragedie, da cui possiamo dedurre un racconto completo, du questo modello etico proprosto non solo ai greci contemporanei, ma agli uomini ed alle donne di tutti i tempi.
Edipo, re di Tebe, dopo aver appreso di avere ucciso il padre Laio e di aver sposato la madre Giocasta da cui ha avuto quattro figli, per autopunirsi di una colpa di cui non era consapevole si acceca, lascia Tebe, accompagnato dalla figlia Antigone e vaga per l'Attica; infine, muore a Colono in pace, sapendo che ha pagato il suo debito fatale con la Giustizia.
A Tebe governa Creonte, fratello di Giocasta, ma due figli mschi di Edipo combattono tra loro per il trono: Eteocle è sostenuto dal re Creonte contro Polinice. Nel combattimento ambedue i fratelli muoiono; ma Creonte ordina che Polinice resti insepolto per avere "combattuto contro Tebe", mentre grandi esequie sono preparate per l'eroe Eteocle.
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Antigone sulla tomba del fratello, cratere attico. Museo del Louvre |
Antigone, ubbidendo alla legge religiosa per cui il morto non ha pace nell'Ade se non riceve una degna sepoltura, rende gli onori funebri al fratello Polinice, pur sapendo che incorrerà nella punizione secondo la legge di Creonte. Il re, dopo aver tentato inutilmente di far dire ad Antigone "che non sapeva nulla della legge statale" condanna la fanciulla ad essere sepolta viva, (sebbene sia la promessa sposa di suo figlio Emone), perchè Antigone ha antepostio la legge morale alla legge politica del 'potere costituito' ed ha preferito morire poiuttosto di obbidire a un ordine regale moralmente ingiusto.
Come a guidare Edipo cieco e mendicante era la pietas della figlia, così ora ad onorare il fratello morto è la devozione della sorella, convinta che i doveri familiari dettati dall'etica religiosa vengano prima dei doveri civili imposti dagli uomini. Antigone dice: "Non sono venutra a portare odio ma amore"; le leggi non scritte sono eterne ed immortali e nessuno può cambiarle. E' il concetto del 'diritto naturale' che da Sofocle passa ad Aristotele, poi al diritto romano, a Tommaso d'Aquino, a Rousseau, a Kant, fino agli attuali 'Diritti dell'Uomo'.
Antigone è il modello da seguire e non a caso sofocle affida questo messaggio eterno a una donna che resiste agli allettamenti del potere politico (Creonte) e dell'Amore (Emone), per essere fedele a un dovere etico-religioso: facendo questo, una donna destabilizza l'ordine politico, sconvolge la nozione banale del bene e del male, tanto da indurre M. Yourcenar a scrivere: "Il pendolo del mondo è il cuore di Antigone". Citerò infine la presentazione che ne ha fatto S. Weil nel 1936, su una rivista destinata agli operai, per divulgare i valori di cui Antigone è portatrice: "Una donna sola, senza alcun sostegno, osa entrare in conflitto con le leggi del suo paese, con il capo dello Stato, sapendo che pagherà con la morte la fedeltà a se stessa".
Bibliografia
Sofocle - Antigone
S. Weil - Il racconto di Antigone (ed. Il Melangolo)
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