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Poiché la nostra cultura occidentale contemporanea ha le sue radici sia nella filosofia greca che nella religione cristiana, scopo di questo spazio e degli scritti che ospiterà sarà considerare in quale misura l'uomo oggi affronta il dolore fisico e la sofferenza spirituale sentendo ancora  l'influsso del pensiero greco, pur ignorandone la provenienza o il vero significato.

Grande è stata la cultura classica nel coraggio di guardare in faccia l'atrocità dell'esistenza come prodotto di una legge della Natura che dà la vita e poi dà la morte in una successione circolare necessaria, in cui la vita non si contrappone alla morte, ma la morte è condizione di vita e l'uomo sa di dover morire perché egli è parte del ciclo naturale, anche se, come singolo, resiste alla morte perché vuole vivere.

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Odisseo e le Sirene, da una pittura vascolare greca

Così fa Odisseo1, che attraverso la  conoscenza allevia il dolore,diventando forte attraverso la  sofferenza e prevedendo le possibilioccasioni di pericolo (le Sirene) per evitarle ed essere protagonista della sua sopravvivenza, seguendo cioè "virtude e conoscenza" per raggiungere l'εὐδαιμονία (felicità). È questa la condizione del saggio  che ha raggiunto l'equilibrio morale nella giustizia e nella conoscenza dei suoi limiti. Etimologicamente questa parola greca è composta dal prefisso εὐ, che significa buono, e dal sostantivo δαιμον (spirito): indica come la buona condizione spirituale renda l'uomo saggio, equilibrato e sereno per tutta la vita.


È la prima parola antica su cui riflettere, noi contemporanei impazienti, ansiosi, incapaci di costruire la nostra esistenza su basi solide, sempre all'affannosa ricerca di un attimo di felicità, ma incapaci di rendere tutta la vita piena di εὐδαιμονία, intesa come gioia di vivere, quella εὐδαιμονία che Socrate conservò anche morendo, come racconta Platone, suo discepolo, che assistette alla sua morte e la descrive nel dialogo "Critone".

1. Odisseo è il protagonista del poema epico Odissea di Omero (VIII sec.a.C.)

 

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