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Le emozioni: come nascono, a cosa servono, e dove possono condurre Stampa la pagina E-mail

Le emozioni sono parte integrante del paesaggio umano ed esprimono alcuni tratti della personalità. Si tratta di manifestazioni reattive del sistema nervoso. Le emozioni sono chiamate anche passioni o falsi feelings; sono infatti manifestazioni compensative che  affiorano quando si perde la connessione con le qualità originarie dell'essere. Quando certe emozioni/passioni sono presenti in modo ricorrente e compulsivo, possono connotare un individuo, come pauroso, collerico, allegro, malinconico, ossessivo.

 flying-birds_hui-zhong.gif Hui Zhong, Uccelli in volo, dettaglio. Cina

Per contro, le varie qualità della natura essenziale, originaria - come Amore, Pace, Gioia, Valore, Forza, Volontà, Fiducia, Saggezza, Creatività - sono presenti nella profondità del nostro essere; quando ci si riconnette con le qualità dell'essenza esse vengono sperimentate come sensazioni intime, profonde, appaganti: proprio per questo sono chiamate veri feelings.

Le emozioni/passioni sono in qualche modo una forma distorta delle qualità essenziali con le quali condividono identiche risonanze; ma, a differenza di quelle, le emozioni vivono in superficie in una forma reattiva e caotica. Più ci si riconnette con l'essenza e con le manifestazioni, meno si sentono le emozioni.

Le emozioni, pertanto, sono  reazioni della personalità, mentre le qualità essenziali sono stati dell'Essere.

All'inizio - nei primi mesi di vita - vi è solo essenza a riempire l'essere; poi - già a partire dai primi mesi di vita -, a causa di un ambiente primario di accoglienza inadeguato, vi è la separazione dall'essenza e la comparsa del senso di vuoto o di mancanza di qualcosa (il cosiddetto ' buco'), cui segue l'insorgenza delle emozioni e il conflitto intorno ad esse che crea ogni tipo di pensieri.

Alcune persone sono tagliate fuori non solo dalla loro essenza, ma anche dalle loro emozioni e questo le rende veramente estranee a se stesse. Questa disconnessione incomincia ad accadere quando si perde il coraggio di vivere aperti alla vita, nella fragilità e senza difese preventive. Spesso accade che il non sentire sostegno nell'ambiente circostante, il timore di essere incompresi, feriti, derisi conduce a reprimere e nascondere agli altri e - ciò che è più grave - anche a se stessi le proprie emozioni, le proprie sensazioni e i propri sentimenti.

Si diviene estranei al proprio mondo interiore.

 li-kan-(12354-1320),-bamboo.gif Li Kan (1235-1320), Bambù. Cina

Si rimane in contatto soltanto con l'elaborazione mentale delle emozioni. Si ama, si va in collera, si ha paura, si è malinconici e tristi, si è persino allegri soltanto attraverso la mediazione dell'attività mentale. Accade così di essere identificati con i propri pensieri e di perdere il contatto con  quanto accade dentro di noi di momento in momento. 

È veramente importante  ritornare in contatto con le proprie emozioni e viverle pienamente. Solo questo permetterà di trascenderle e di entrare in contatto con le proprie qualità essenziali.

Vale la pena di precisare che vivere pienamente le proprie emozioni non vuol dire cavalcare l'onda emotiva della rabbia, della malinconia, della paura o della gioia, ma piuttosto 'stare-nel-mezzo', - senza esprimerle e senza reprimerle -, 'semplicemente' rimanendo consapevoli. Cresce via via la capacità di essere 'il testimone':colui che è presente a tutto quanto accade dentro di sé, senza identificazione e attaccamento. Da questo comportamento, che è accettazione di quello che sta accadendo nel momento, nasce, quando il tempo è maturo, una nuova comprensione. E' questa comprensione di se stessi che permetterà di dissolvere le difese erette inconsciamente dalla personalità, di sperimentare l'esistenza del 'buco', di vivere il dolore dell'assenza di questa o quella qualità - amore, valore, forza, creatività … - senza cercare compensazioni. Solo in questo modo l'essenza perduta riprende a fluire.

A. H. Almaas dice: "Per prima cosa le persone devono imparare a sentire se stessi, a prestare attenzione a se stessi, affinché le necessarie informazioni siano disponibili. La maggior parte delle persone vivono la vita senza la necessaria consapevolezza perché cercano di evitare di sentire il vuoto, la falsità, la sensazione che ci-sia-qualcosa-di-sbagliato. Non si può evitare l'autoconsapevolezza e compiere il Lavoro" (Lavoro di crescita in consapevolezza, umana e spirituale).



 

Commenti  

 
+1 #1 Alessandro 2011-09-10 12:41
complimenti, molto interessante!
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