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Postato da il Gen 23, 2018 in Lo sai che | 0 commenti

L’intestino reagisce: piccole ripetute infezioni da alimenti infetti attivano una malattia intestinale cronica

L'intestino reagisce: piccole ripetute infezioni da alimenti infetti attivano una malattia intestinale cronica

Infezioni batteriche lievi  di origine alimentare che possono passare inosservate e che il corpo supera senza terapie,  possono tuttavia innescare una successione di eventi che portano a una infiammazione intestinale cronica, potenzialmente mortale. Queste nuove scoperte possono anche essere d’aiuto a riconoscere le origini dell’infiammazione intestinale cronica. I ricercatori hanno lavorato otto anni per giungere a questa scoperta.

Il progetto, guidato da Jamey Marth, Ph.D., ha coinvolto molti specialisti presso la Sanford Burnham Prebys Medical Discovery Institute (SBP), l’UC Santa Barbara’s Center for Nanomedicine (CNM), e la Ludwig-Maximilian University in Munich.
Tutti insieme iniziarono uno studio a lungo termine con ipotesi radicalmente diverse per indagare sull’origine della malattia infiammatoria cronica includente la colite e l’infiammazione intestinale cronica.

La loro ipotesi rifletteva diversi indizi. Innanzitutto, è divenuto sempre più evidente che il patrimonio genetico di un individuo gioca un ruolo limitato nella comparsa delle comuni malattie infiammatorie, comprese la colite e l’infiammazione intestinale cronica. In secondo luogo il team ha notato che studi svolti presso altri laboratori hanno dimostrato che le infezioni batteriche stagionali nell’uomo erano correlate da un aumento della diagnosi di infiammazione intestinale cronica.
Sulla base di questi e di altri indizi, il team ha ipotizzato che leggere infezioni batteriche ricorrenti possono innescare l’inizio di una infiammazione cronica.

I ricercatori hanno sviluppato un modello di avvelenamento umano lieve di origine alimentare, usando topi sani cui veniva somministrata una dose molto bassa di un comune batterio patogeno, Salmonella Typhimurium, che è assai diffuso nell’ambiente e costituisce la causa principale di disturbi e malattie di origine alimentare. Più spesso, conduce a uno stato temporaneo di malessere e disfunzione intestinale. La maggior parte di queste infezioni sono ampiamente non dichiarate, il che fa pensare il numero di infezioni cui una persona è soggetta nell’arco della vita è molto sottostimato.

Il team di ricercatori condusse esperimenti con una dose minima di Salmonella tanto da non provocare sintomi significativi. Alla quarta infezione, separata da molti mesi dalla prima, l’infiammazione era costantemente aumentata e la colite era a questo punto presente in tutti i soggetti. Sorprendentemente, malgrado la cessazione di ulteriori infezioni, la malattia non migliorava ad indicare che il danno provocato era permanente.

Il meccanismo della malattia era connesso a una deficienza acquisita di fosfatasi alcalina intestinale(IAP), un enzima prodotto nel duodeno dell’intestino tenue. […] Questo enzima è importante perché il suo lavoro è quello di rimuovere i fosfati da molecole come i lipopolysaccaridi pro-infiammatori( LPS) – che sono prodotti da vari batteri residenti nel colon – trasformando così LPS da uno stato tossico a uno non tossico.
Jamey Marth ha commentato così: “La scoperta ha implicazioni importanti per la popolazione umana. La contaminazione alimentare operata da bassa presenza di microbi pare sia più frequente di quanto finora riconosciuta, associata a sintomi assenti o lievi che scompaiono senza terapia. Infezioni ripetute in un largo lasso di tempo sono sufficienti ad attivare, anche a distanza di anni, la malattia intestinale cronica.”

Ma – e questa è la buona notizia – c’è il modo per accrescere la concentrazione di IAP e inibire l’attività neuraminidasi, semplicemente aggiungendo l’enzima nell’ acqua da bere. […]  (Science Daily, December 21, 2017)

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