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Postato da il Set 5, 2017 in Risvegliare emozioni e sentimenti | 0 commenti

Il sogno dell’immortalità

Il sogno dell'immortalità


Il sogno dell’ immortalità Edgar Morin 

Ciò che sembra una possibilità molto prossima è il prolungamento indefinito della vita in buona salute, e anche la possibilità di rigenerazione continua. Consente di supporlo un insieme di progressi nelle conoscenze e nelle tecniche biologiche, a cominciare dalla recente scoperta di cellule staminali nel midollo spinale, nel cervello o anche nei tessuti. Queste cellule staminali sono capaci di riparare tutti gli organi: hanno già consentito di rigenerare cuori di topo e prima o poi saranno realizzate applicazioni all’umano.
A ciò si aggiunge la creazione di organi artificiali. Recentemente è deceduto un uomo dotato di un cuore artificiale: ma era il primo tentativo, e si può pensare che il cuore artificiale, il polmone artificiale, il rene artificiale potranno sostituire gli organi in difficoltà.

Senza dimenticare la possibilità che i telomeri, le estremità dei cromosomi che si accorciano con l’invecchiamento, potrebbero essere riallungati con interventi biogenetici. Questi interventi potrebbero portare a modifiche genetiche nel nostro organismo, ma ancora si tratta di un salto nell’ignoto. Come nel caso degli interventi ormonali sul cervello che potranno sviluppare o inibire certe capacità.
Queste differenti possibilità riattivano il sogno dell’immortalità, sebbene la parola sia usata impropriamente poiché gli umani non diventeranno mai degli dei. Con questi processi di ringiovanimento si possono creare esseri demortalizzati, ma non immmortalizzati.

La morte non cesserà di minacciare i demortalizzati. Non abbiamo, e non avremo, la possibilità di liquidare i batteri e i virus che ci aggrediscono. Non potremo eliminare i rischi di incidenti, di attentati, di esplosioni, in una società che comporta rischi tecnologici crescenti, non potremo eliminare ogni rischio politico, come quello della follia omicida. Non potremo eliminare i rischi mortali che porta il nucleare. Gli omicidi possono assumere un carattere nuovo: invece che limitarsi a sparare qualche colpo di pistola nel cuore o nel cervello, si utilizzerà la motosega per tagliare l’assassinato in piccoli pezzi.

Batteri e virus non saranno soppressi: i virus sono e saranno capaci di mutare, i batteri di immunizzarsi fra loro scambiandosi segmenti di DNA; troveranno astuzie per continuare a sventare i progressi della medicina. È interessante notare che, negli anni Sessanta del Novecento, la maggior parte dei medici e dei biologi pensava che i batteri sarebbero stati eliminati grazie agli antibiotici e che rapidamente si sarebbero trovati i mezzi per eliminare i virus.

La comparsa dell’HIV e di altri virus mutanti come quello dell’influenza che muta, se non tutti gli anni, sempre in modo inatteso, ha spazzato via questa idea. I virus dell’influenza aviaria, i coronavirus, il virus Ebola hanno a loro volta cambiato le carte in gioco. Così come il ritorno dei batteri resistenti agli antibiotici, come per esempio il bacillo di Koch. I batteri non solo comunicano con un linguaggio che è loro proprio, ma sono anche capaci di associarsi.

Alcuni biologi hanno fatto l’ipotesi che le miriadi di batteri che compongono il mondo batterico costituirebbero un gigantesco super organismo nell’aria, sulla terra, sotto terra, nelle acque, che, forse, ci controllerebbe senza che noi lo sappiamo.
L’esistenza umana resterà un’ esistenza fragile. E, in più, è prima o poi soggetta al secondo principio della termodinamica: la decomposizione. È per il fatto che questo secondo principio porta alla morte che negli Stati Uniti si è creato un istituto che si propone di sopprimere l’entropia, la quale produce la disintegrazione e la dispersione.

Tuttavia, non liquideremo mai i molteplici pericoli mortali e direi anche che, senz’altro, l’angoscia della morte sarà più grande. Sappiamo che siamo mortali, che non si può sfuggire da ciò, ma quando penseremo che la morte, indefinitamente ritardata, può essere sempre minacciosa, la vita sarà estremamente angosciante. La qual cosa porterebbe problemi sociali, problemi di demografia; bisognerebbe in modo massiccio fermare la riproduzione per non ingombrare il pianeta con nuovi venuti, la qual cosa sarebbe una prospettiva terribilmente conservatrice che bloccherebbe le creatività portate dal nuovo. Ciò provocherebbe anche un’ accentuazione delle disuguaglianze, a cominciare dalla comparsa di un nuovo tipo di disuguaglianza: quella fra i demortalizzati e i mortali, che aggraverebbe le disparità fra potenti e ricchi demortalizzati da una parte e i “comuni mortali” dall’altra.

Si nota già questo fenomeno con il traffico d’organi – i reni sono comprati a basso prezzo a dei disgraziati in India, in Cina e in altri paesi asiatici, per essere venduti ad alto prezzo a dei ricchi occidentali. Ciò che potrebbe accadere è ciò che era accaduto simbolicamente nel mondo faraonico dell’ antico Egitto, dove il faraone e i nobili godevano dell’immortalità, mummificatati in comode tombe, mentre i loro sudditi erano votati alla mortalità. Forse ci sarà una nuova lotta di classe fra i demortalizzati e i mortali che chiederanno la loro parte di immortalità.
Inoltre, la demortalizzazione degli uni accrescerebbe le enormi perturbazioni politiche, sociologiche e di altro tipo che dovrebbero intervenire nel nostro probabile futuro. Solo una nuova via per l’umanità, ancora molto poco probabile, permetterebbe di integrare democraticamente la demortalità.

Detto ciò, il prolungamento della vita senza senilità corrisponde senz’altro a un bisogno di civiltà nel quale lo sviluppo personale è estremamente lento. In Occidente, l’adolescenza si prolunga sociologicamente fino a 25-30 anni – si è ancora studenti, non si ha ancora un mestiere, non si è ancora sposati. In seguito, è molto difficile acquisire l’esperienza che procuri una vita nello stesso tempo serena e intensa. Io stesso non ho ancora acquisito tutta l’esperienza che dovrei avere e vorrei un prolungamento della mia vita in buona salute.
Una demortalità suppone l’esistenza di un postumuno dotato di nuovi poteri, di un nuovo sviluppo della mente/cervello: se c’è qualcosa che resterà dell’umano è la sua affettività, la sua sensibilità. La transumanità non ci toglierà la capacità di sentire la gioia, il dolore, l’amore, l’amicizia. questa è solo una delle alternative possibili del postumano, quella della robotizzazione è un’altra.

Lezioni sul Pensiero Globale, Edgar Morin, Raffaello Cortina editore

 

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