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'Penultime notizie circa Ieshu/Gesù' di Erri de Luca Stampa la pagina E-mail

di Erri De Luca

Tutte le informazioni su di lui sono penultime. Manca quella annunciata e ancora differita: la fine del frattempo, tra la sua prima vita provvisoria, e la seconda, la definitiva. Il tempo della cristianità dopo di lui è prolunga di supplementari, in attesa di compiersi del tutto.

<<Venga il tuo regno>>: l'unica monarchia votata all'umanità da ogni cristiano intento a pronunciare il Padre nostro, quell'unica, rimanda. Ogni generazione ha sperato di essere contemporanea del regno, rassegnandosi poi a sdraiarsi nella polvere senza essere esaudita. Sarà richiamata nel tempo immancabile. .....

Ieshu/Gesù nasce nel 3760 del suo tempo, nel popolo al quale apparterrà per sempre. Non viaggiò, non emigrò, tranne quand'era in fasce e i suoi furono profughi in Egitto.

Image  Giotto, La fuga in Egitto, 1303-1306 circa
affresco su muro cm 198 x 183
Padova, Cappella degli Scrovegni

Non vennero rinchiusi in campi di prigione stranieri, furono accolti e basta, come si usava in tempi di altra umanità.

Ieshu/Gesù fu circonciso, in obbedienza al segno di alleanza con la divinità, inaugurato da Abramo.
Raggiunse la maggiore età a tredici anni come tutti i maschi del suo popolo, da quell'ora in poi ammessi alla lettura pubblica delle parole sacre in sinagoga.

Suo padre, quello terrestre, era giudeo, della stirpe di Giuda, quarto figlio di Giacobbe/Israele, dalla cui discendenza dipende il messia. Suo padre Ioséf/Giuseppe era giudeo di Bet Lèhem/Betlemme, emigrato a nord in Galilea, regione che confina con il Libano, la Svizzera di allora. Il sud emigra spesso verso nord in cerca di vita migliore: non correva buon vento tra le due regioni, c'erano state addirittura guerre tra ebri del nord e del sud, divisi in due regni, spiccati come due crepe dalla morte del magnifico Salomone, re ingegnere del primo tempio di Gerusalemme. Si erano separati anche nel culto.

Il passo era lungo e il cambiamento grave, per un giudeo salito in Galilea. Ma lì aveva trovato la sua sposa, Miriam/Maria. Incinta di un annuncio prima delle nozze, avevamesso alla prova del fuoco l'amore del suo sposo e compromesso la sua reputazione. Iosèf/Giuseppe accettò il matrimonio con la ragazza incinta, non di lui.

Nella storia cristiana dei vangeli la sua figura è congedata in fretta. E' però indispensabile e più grande delle poche righe a lui assegnate. Iossèf, dal verbo ebraico iasàf, aggiungere, è colui che aggiunge. Lui aggiunge a Miriam la copertura di sposo secondo. Senza le sue nozze riparatrici la ragazza è adultera. Ai tempi suoi valeva la condanna a morte. Iosèf aggiunge al figlio la copertura di padre secondo: Ieshu/Gesù sta nell'anagrafe del re Davide perché suo padre sta in quella discendenza, e lo iscrive a suo nome, Ieshu Ben Iosèf, Gesù figlio di Giuseppe.

Queste righe servono a giustificare un punto di partenza: questa è una storia ebraica. Da questo ceppo spiccherà il cristianesimo per attecchire altrove, servendosi di un'altra lingua da quella di Ieshu. I vangeli la scrivono solo in greco e si affidano al grecale, vento che va verso occidente.

Resta il fatto che mashìah/messìa è una speranza ebraica fondata su una dinastia ebraica. Oltre alla divinità unica e sola, ciò che di più ebraico è stato consegnato al mondo è il mashìah/messìa, capolinea dei tempi. dal suo capo gronda fino al suolo il succo di olio santo, shèmen tov, dell'unzione. Il suo verbo mashàh più che ungere, impregna la sua figura dalla testa ai piedi e dà alla storia sacra un verso, da principio alla fine.

 

 'Amore come la Manna' di Erri De Luca (ediz. Terra&Cielo)

Molto di più di quanto disse, fece. Risanò, guarì, corresse i guasti di natura: non tutti quelli del vasto mondo, però quelli che capitavano a tiro, alla portata dei suoi sensi. Non fece prodigi colossali, non aprì le acque del mare, però calmò qualche tempesta. Non arrossò di sangue le acque del Nilo, ma riempì di buon vino i vaso di una festa di nozze.

Image  Duccio di Buoninsegna, Nozze di Cana, Museo dell'Opera del Duomo, Siena.

Procurò sorrisi e guarigioni, più durevoli beni.
Rispondeva così al verso del libro sacro Levitico/Vaikrà che prescrive di amare il proprio vicino. Non comanda di amare il remoto, sconosciuto mondo, ma quello dei paraggi. Ama il prossimo, che è il superlativo di vicino, il vicinissimo, che sbanda, pena, cade un metro avanti a te. Di lui sei responsabile di amore.

Guarire era la sua manifestazione amorosa preferita. Più guariva e più aumentava la capacità. L'amore è questa incomprensibile energia per la quale più se ne spende, più se ne riproduce nelle fibre. Al contrario, chi lo risparmia lo spreca, se lo ritrova inutile e marcito. L'amore è fatto della stessa materia della manna, che va consumata,intera nello stesso giorno di raccolta. Se lasciata avanzare ci salivano i vermi. Allora lui guariva a più non posso. Non lasciava scadere la manna quotidiana del suo amore. ..................
Sanava le ferite degli altri, delle sue non si sa. Quelle aperte sul legno della croce non si sono più rimarginate. Accorrevano a lui gli ammaccati e i sani, spesso più ansiosi degli infermi. Chiedevano soccorso, ne fu subissato. Immenso è il bisogno di sollievo della specie umana. ............

 

'L'intruso' di Erri De Luca

Camminava sull'acqua, riempiva le reti,
i pescatori lasciavano il mestiere per seguirlo.
white-flower.jpgA una festa di nozze mancò il vino e provvide,
litri a centinaia, un colpo da maestro di vendemmie,
acqua in vasi di pietra si girava in vino.
E' migliore, dissero i commensali, sì, è migliore
il vino che non costa premiture, il pane fatto senza grano
        e forno,
il pesce che da solo salta in barca:scatenava il gratis
che appartiene alla grazia, passionale e guappa.

Veniva da un battesimo in acque di Giordano, morì
        poco lontano
sopra una trave a T e quando un ferro gli trafisse il fianco
spiccò acqua con sangue, come breccia di parto,
morì come sorgente.

Ecco l'intruso del mondo, intriso dal grasso di tutte le
        colpe,
messo a sbiadire pallido di freddo in un aprile
o addirittura un marzo, oltre ottocento metri
sul livello del mare mai toccato.
Un gargarismo d'acque in fondo a un pozzo asciutto,
uno scatarro nella tubatura delle arterie:
così scroscia la sua resurrezione.

 

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