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Postato da il Giu 27, 2017 in Qi gong, interno ed esterno | 0 commenti

Il giusto atteggiamento mentale nella pratica del qi gong

Il giusto atteggiamento mentale nella pratica del qi gong

 
L’atteggiamento mentale appropriato a una proficua pratica di qi gong

Su questo tema abbiamo scritto in modo approfondito anche in  Qi gong: la regolazione della Mente (Cuore) – Tiao Xin, alla cui lettura rimandiamo chi sarà interessato ad approfondire il tema.

La calma e la concentrazione favoriscono la messa in movimento spontanea e la libera circolazione dell’energia.
Preoccupazioni, eccesso di concentrazione e tensione mentale, invece, la ostacolano oppure possono causare movimenti anarchici dell’energia stessa, detti controcorrente, che clinicamente possono manifestarsi con attacchi d’asma, singhiozzo, nausea e vomito, eruttazioni o ancora prolasso d’organi, astenia e depressione, diarrea.

Risulta evidente che la condizione preliminare indispensabile per una proficua pratica del qi gong è quella di apprendere, senza forzature e in modo naturale, come porsi in uno stato di distensione fisica e di tranquillità mentale ogni volta che ci si accinge ad eseguire gli esercizi, siano essi di tipo interno che esterno.

Sarebbe anche opportuno predisporre delle condizioni facilitanti l’insorgenza dello stato di distensione; ecco come:

  • non bere sostanze eccitanti,
  • interrompere ogni attività 10-15 minuti prima di praticare gli esercizi;
  • evitare anche i pasti copiosi e
  • condizioni ambientali distraenti, come troppa luce, troppo rumore, troppo caldo o troppo freddo.

I classici dicono anche che quando ci si accinge a compiere gli esercizi di qi gong occorre interrompere il flusso di pensieri e preoccupazioni che rubano l’attenzione e impediscono al cuore di essere calmo. Non vedere, non parlare, non ascoltare, non raccogliere gli odori. Rivolgere l’attenzione verso l’interno.

La percezione del mondo esterno non è dannosa, a patto che sia diffusa e globale, non polarizzata sui particolari delle cose. Solo in questo modo gli organi di senso rimangono sgombri e nulla ostacola il libero flusso di energia tra macro e microcosmo.

Yang Chenfu (1883-1936), maestro di tai ji quan, ammonisce: “Attenzione alle orecchie, se esse non odono, l’energia essenziale ritorna ai Reni; attenzione alla bocca, se si rimane in silenzio, l’attività mentale ritorna al Cuore; attenzione al naso, se non si accolgono gli odori, il vigore ritorna ai Polmoni; attenzione al pensiero, se non si è distratti, esso ritorna alla Milza”.

Vuotare la mente da pensieri e preoccupazioni, porsi in uno stato di calma e di distensione psicofisica, crea, come si è detto, le condizioni necessarie al lavoro. Ma in questo tipo di attività si richiede alla mente – intesa come pensiero, attenzione vigile e concentrazione – di svolgere anche un ruolo attivo.

Se i muscoli sono contratti, l’energia non può scorrere liberamente; se la psiche non è calma, perché pensieri estranei si affollano alla mente, l’energia non può essere sottoposta ad allenamento. Nella pratica del qi gong ci si serve del pensiero per condurre il l’energia; l’energia, a sua volta, è la forza che muove il corpo.

Si richiede, dunque, concentrazione e una chiara immagine mentale di quanto si sta per mettere in atto.

La concentrazione sul lavoro che si sta eseguendo pone la corteccia cerebrale in uno stato inibitorio, e perciò di riposo, dicono i testi moderni.

Possiamo concludere dicendo che lo stato di calma e di concentrazione è da un lato la condizione preliminare a qualunque attività di qi gong, dall’altro è una delle modalità di intervento sull’energia, per eseguire i movimenti del corpo senza automatismi e con attenzione vigile, per condurre mentalmente l’energia in certe aree del corpo (come i tre dantian o campi di cinabro), per la recita di formule mentali.

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Caterina Martucci
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