Il surplus energetico
Se escludiamo la minoranza dei casi in cui è in causa una malattia endocrina o talamica, il più delle volte si ingrassa se la quantità di alimenti di cui ci nutriamo, anche se non è molta in assoluto, è comunque superiore alle necessità dell'organismo.
Se il nostro corpo non può utilizzare subito questo surplus energetico, lo accumula nelle cellule del tessuto adiposo sotto forma di grassi. A queste riserve si potrà attingere in particolari situazioni come il digiuno, la febbre o ancora in caso di intensi sforzi fisici. Il corpo umano in condizioni di salute dovrebbe essere in grado spontaneamente, grazie ai suoi meccanismi di autoregolazione di attuare tutti gli aggiustamenti necessari per mantenere costante il peso corporeo; ci riferiamo alle sensazioni di fame o di sazietà, di freddo o di caldo, al bisogno di muoversi o di riposare, a seconda delle circostanze. Ma quanti di noi oggi sono in grado di riconoscere e di assecondare queste esigenze fondamentali che partono dalla cosiddetta saggezza del corpo? Quante volte mangiamo solo perché non sappiamo resistere all'aspetto invitante di un dolce o perché siamo in buona compagnia o ancora più banalmente perché è l'ora in cui di solito ci si mette a tavola? Consideriamo pure che nelle società industrializzate il processo di automazione, interessando prima il mondo del lavoro e poi quello domestico, ha via via ridotto la necessità di compiere attività fisiche finalizzate a risolvere dei problemi quotidiani. Abbiamo anche smesso di camminare, un po' per pigrizia, un po' perché bisogna percorrere notevoli distanze ed il tempo a disposizione è limitato. Ci stiamo abituando a condurre una vita sempre più sedentaria sicché, pur mangiando quantità di cibo confrontabili a quelle delle generazioni passate, noi siamo mediamente più grassi dei nostri antenati; e, tra l'altro, usando poco i nostri muscoli, quando si aumenta di peso, non sono le masse muscolari che aumentano ma solo il tessuto adiposo.
Ouando si contrappongo retoricamente le due possibilità: “l'uomo mangia per vivere o vive per mangiare?”, si desidera evidenziare che l'atto biologico del mangiare è, più o meno in tutti influenzato da fattori sociali ed emozionali. Elementi fisiologici, psicologici ed ambientali sono strettamente connessi nel determinare il nostro comportamento alimentare, sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo.
Il neonato, qualche ora dopo la nascita, va istintivamente alla ricerca del seno materno per placare la sua sensazione di fame; ma molto rapidamente questo agire istintivo verrà modificato da altri fattori. E già nell'infanzia si pongono le basi di quella che l'antropologo Desmond Morris, autore del libro “La scimmia nuda”, ha definito “alimentazione da spostamento”.
|