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Postato da il Feb 9, 2013 in Medicina interna e non solo | 0 commenti

Diete ricorrenti e alimentazione che sana

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“Si mangia per vivere, non si vive per mangiare”

Questo adagio salutista è a tutti noto.   Esso è da molti disatteso in vario modo e, di conseguenza, sorge la necessità di ricorrere a diete ricorrenti capaci, di volta in volta, di ridurre il peso corporeo, di normalizzare i valori della concentrazione ematica del glucosio, del colesterolo, dell’acido urico, etc.

A dieta, più volte all’anno

Ci sottoponiamo a diete ricorrenti, come ad un processo di purificazione,  prima dell’estate, prima dell’autunno e ancora a primavera e tutte le volte che la bilancia denuncia le nostre sregolatezze. Cos’è che non va in noi per indurci periodicamente a riaffrontare il medesimo problema? O forse qualcosa non va nelle diete? Quelle particolari diete cui ricorriamo convinti di recuperare la nostra snellezza e con questa una fantomatica forza ed efficienza?

Riteniamo ormai tutti, convinti da una pubblicità mistificante, che queste cose sono necessarie per ottenere l’approvazione e il diritto di essere ammessi a pieno titolo nella nostra società di “forti, belli e magri”.

Facciamo insieme qualche riflessione per non andare incontro all’ennesima delusione

Delusione, certo, e anche frustrazione, perché a quasi tutti accade, dopo aver seguito con sacrificio una qualsiasi dieta dimagrante di recuperare pian piano tutti i chili persi e forse qualcuno di più. Albert Stunkard, uno psicologo americano, poco più di trenta anni fa, riesaminò tutti gli studi fino allora fatti sulle cause e sul trattamento dell’obesità e così sintetizzò le sue conclusioni: “La maggior parte delle persone obese interrompe prematuramente il trattamento; di quelle che restano in cura la maggior parte non perde peso e un alto numero di pazienti che perdono peso lo recuperano in seguito”. Questa valutazione resta tuttora valida.

Un terzo della popolazione italiana pesa troppo e, analogamente, negli altri paesi occidentali il problema dell’obesità ha dimensioni così vaste da avere rilevanza anche a livello governativo. Per questa ragione siamo invitati ogni giorno e in maniera assillante a dimagrire. L’offensiva contro i nostri chili di troppo è condotta contemporaneamente su più fronti.

La ricerca medica, che ha indagato negli ultimi anni sull’obesità, indica sempre più chiaramente questa condizione come un importante elemento di rischio favorente l’insorgenza di svariate malattie come l’arteriosclerosi, il diabete, la pressione alta, le malattie di cuore, le alterazioni delle articolazioni e molte altre condizioni patologiche. D’altra parte troviamo alleati tra loro nella lotta contro le taglie forti gli stilisti, gli igienisti e, non ultimi, i formatori di opinione pagati dall’industria degli alimenti dietetici. E, poiché per la maggior parte di noi, lo stimolo a dimagrire parte non dal desiderio di godere di una salute migliore ma dalla speranza di avere un fisico più attraente, è a questo secondo tipo di invito che aderiamo. Obesità è una parola derivata dal latino ‘obedere’, che letteralmente vuoi dire mangiare in eccesso. Non è sempre vero. Non sempre la persona in sovrappeso mangia troppo; più spesso le sue abitudini alimentari sono inappropriate.

Il surplus energetico

Se escludiamo la minoranza dei casi in cui è in causa una malattia endocrina o talamica, il più delle volte si ingrassa se la quantità di alimenti di cui ci nutriamo, anche se non è molta in assoluto, è comunque superiore alle necessità dell’organismo o qualitativamente inappropriata.

Se il nostro corpo non può utilizzare subito questo surplus energetico, lo accumula nelle cellule del tessuto adiposo sotto forma di grassi. A queste riserve si potrà attingere in particolari situazioni come il digiuno, la febbre o ancora in caso di intensi sforzi fisici. Il corpo umano in condizioni di salute dovrebbe essere in grado spontaneamente, grazie ai suoi meccanismi di autoregolazione di attuare tutti gli aggiustamenti necessari per mantenere costante il peso corporeo; ci riferiamo alle sensazioni di fame o di sazietà, di freddo o di caldo, al bisogno di muoversi o di riposare, a seconda delle circostanze. Ma quanti di noi oggi sono in grado di riconoscere e di assecondare queste esigenze fondamentali che partono dalla cosiddetta saggezza del corpo? Quante volte mangiamo solo perché non sappiamo resistere all’aspetto invitante di un dolce o perché siamo in buona compagnia o ancora più banalmente perché è l’ora in cui di solito ci si mette a tavola? Consideriamo pure che nelle società industrializzate il processo di automazione, interessando prima il mondo del lavoro e poi quello domestico, ha via via ridotto la necessità di compiere attività fisiche finalizzate a risolvere dei problemi quotidiani. Abbiamo anche smesso di camminare, un po’ per pigrizia, un po’ perché bisogna percorrere notevoli distanze ed il tempo a disposizione è limitato. Ci stiamo abituando a condurre una vita sempre più sedentaria sicché, pur mangiando quantità di cibo confrontabili a quelle delle generazioni passate, noi siamo mediamente più grassi dei nostri antenati; e, tra l’altro, usando poco i nostri muscoli, quando si aumenta di peso, non sono le masse muscolari che aumentano ma solo il tessuto adiposo.

Ouando si contrappongo retoricamente le due possibilità: “l’uomo mangia per vivere o vive per mangiare?”, si desidera evidenziare che l’atto biologico del mangiare è, più o meno in tutti influenzato da fattori sociali ed emozionali. Elementi fisiologici, psicologici ed ambientali sono strettamente connessi nel determinare il nostro comportamento alimentare, sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo.

Il neonato, qualche ora dopo la nascita, va istintivamente alla ricerca del seno materno per placare la sua sensazione di fame; ma molto rapidamente questo agire istintivo verrà modificato da altri fattori. E già nell’infanzia si pongono le basi di quella che l’antropologo Desmond Morris, autore del libro “La scimmia nuda”, ha definito “alimentazione da spostamento”.

Per placare l’ansia

Il mangiare compulsivo è una strana forma di comportamento che compare quando si sta vivendo una situazione di conflittualità interiore per la quale non si sa trovare la soluzione appropriata; in tal caso la tensione connessa con questa incapacità, si dissolve dedicandosi ad una attività completamente diversa, quella del mangiare, appunto. Si mangiucchia a tutte le ore: caramelle, cioccolatini o piccoli bocconi di cibo, per placare l’ansia spesso inconscia che ci domina; e così facendo, le calorie introdotte aumentano.

Come abbiamo già accennato precedentemente, se non si vuole aumentare di peso, deve esserci un equilibrio tra le calorie contenute negli alimenti ingeriti e quelle utilizzate dal corpo. Il corpo si serve della energia del cibo per la trasformazione e la utilizzazione delle sostanze nutritive, per sostituire quei tessuti corporei che si deteriorano con il tempo, per mantenere costante la temperatura corporea, per l’attività muscolare necessaria non solo per compiere uno sforzo fisico, ma anche mantenere efficienti certe funzioni come la respirazione, la circolazione del sangue e cosi via. Se si vuole dimagrire, invece, bisogna utilizzare più energie di quante ne vengono dagli alimenti assunti; solo in questo caso saranno bruciati i grassi di scorta depositati nel tessuto adiposo. È pertanto evidente che bisogna, da un lato mangiare un po’ meno e, dall’altra fare regolarmente un po’ di esercizio fisico.

Ma è davvero così semplice smaltire il grasso accumulato? Non lo è. Soprattutto non è facile perdere i chili di troppo stabilmente. Recentemente nel congresso annuale della società americana di endocrinologia è stata avanzata una nuova ipotesi per spiegare l’origine dell’aumento ponderale dieta -resistente di alcune persone; normalmente le calorie assunte in eccesso con la dieta, vengono dissipate sotto forma di calore; in alcuni organismi esiste una incapacità di attivare questo meccanismo e ciò condurrebbe inevitabilmente ad accumulare grasso. Forse in futuro si riuscirà a correggere elettivamente questa alterazione dei meccanismi termogenetici. Attualmente chi vuole perdere i chili di troppo deve seguire altre vie. Incominciamo col dire che per ogni persona il peso forma deve essere individuato al di fuori delle tabelle standard e dai canoni spesso assai ristretti della moda in corso, tenendo conto oltreché del sesso, dell’età e del tipo costituzionale, anche delle caratteristiche psicologiche del soggetto.

Il peso ottimale

Bisognerebbe tendere verso quel peso corporeo in presenza del quale il benessere fisico e psichico del soggetto si sovrappongano. Travato il valore di questo peso ottimale, per raggiungerlo e mantenerlo stabilmente è opportuno fare un programma a lunga scadenza. Infatti è necessario, da un lato individuare ed attuare il de-condizionamento dalle vecchie abitudini alimentari che ci hanno portato ad aumentare di peso, dall’altro apprendere comportamenti più corretti e rendere stabili queste nuove abitudini.

In pratica occorre contemporaneamente intervenire su due livelli:

  • ridurre le calorie ingerite con gli alimenti;
  • favorire quelle attività che stimolano il consumo energetico dell’organismo. Per attuare il primo obiettivo, la più fisiologica e sana condotta da tenere è quella di seguire una dieta bilanciata; una dieta, cioè, in cui siano presenti tutte le sostanze nutritive di cui il corpo ha bisogno: proteine, carboidrati, grassi, vitamine, sali minerali e fibra grezza.

Tutte queste sostanze, nessuna esclusa, sono necessarie per mantenere efficienti le nostre attività metaboliche, cosa che si traduce nella sensazione soggettiva di benessere e vitalità. Per queste considerazioni è bene evitare di seguire le cosiddette diete monofagiche, quelle cioè basate su un solo tipo di alimento (diete a base di sole patate, solo uova, solo uva, solo carne, solo formaggio!); possono entusiasmare perché in genere provocano un rapido dimagramento di qualche chilo. Ma è un successo effimero, perché il rapido calo di peso può provocare smagliature cutanee e ptosi viscerali, se i tessuti sono poco elastici, e, inoltre, da un punto di vista psichico l’effetto è così destabilizzante da provocare irascibilità e scontento che tenderà a compensarsi più o meno rapidamente con un recupero dei chili persi. In questo tipo di diete sbilanciate si possono far rientrare gli alimenti dietetici in busta che hanno invaso il mercato; ne usufruisce il quaranta per cento degli italiani.

Questi prodotti che erano stati in origine creati per arricchire l’alimentazione dell’atleta in allenamento, e perciò bisognoso di potenziare alcune componenti della sua nutrizione, (portano, infatti il nome di integratore vitaminico, o proteico o proteico-glucidico, ecc.), sono largamente venduti in farmacia per sostituire il pasto di chi vuoi dimagrire o rimanere in linea.
Se si considera che questi pseudo-pasti sono di rapida preparazione, che non obbligano a fare il conteggio delle calorie e che per di più ci accomunano all’immagine dell’atleta forte o della ballerina esile e scattante o dell’uomo di successo dal fisico asciutto e elegante, che pubblicizzano il prodotto, è facilmente spiegabile perché si vadano sempre più diffondendo prodotti di cui una persona che conduce una vita normale non solo non ha bisogno ma che alla lunga possono causare pericolosi squilibri metabolici. Sono, inoltre, completamente privi di fibra grezza; è importante sottolineare il valore di questa componente dell’alimentazione; i cibi che ne sono ricchi (farina e riso integrali e semi-raffinati  la verdura cruda, la buccia di certa frutta) richiedendo una protratta masticazione e, distendendo le pareti gastriche, favoriscono la sensazione di sazietà, facilitano lo svuotamento e la eliminazione degli scarti contenuti nel grosso intestino e, pertanto, prevengono anche la comparsa di stitichezza.

Non facciamoci, dunque convincere da quella propaganda distorta e biasimevole che va sostenendo che per regolare le nostre funzioni organiche abbiamo bisogno oltre che  di sedativi e lassativi, anche degli alimenti dietetici in busta e dei loro corollari rappresentati dai nuovi dolcificanti, dagli integratori vitaminici, dai sali minerali in compresse e, dulcis in fundo, dalle pasticche di crusca. Ma una dieta, anche se ben condotta, da sola non basta; è necessario associare ad essa l’esercizio fisico. Altrimenti corriamo il rischio di recuperare prima o poi i chili persi. Inoltre, ricordiamolo, senza una adeguata attività fisica la perdita di peso è più lenta; e se non usiamo i muscoli, se non li teniamo in allenamento, rischiamo di perdere non solo il tessuto adiposo, ma anche il tessuto magro muscolare, divenendo flaccidi e molli. Quale tipo di esercizio fisico è opportuno fare?

Noi pensiamo che possa andar bene qualunque attività fisica per la quale si abbia un pò di attitudine: camminare, correre, pedalare, fare ginnastica. Ciò che conta soprattutto è mantenere il corpo in attività, in modo da favorire le attività metaboliche dell’organismo e, di conseguenza, il calo di peso. Non bisogna dimenticare che il lavoro muscolare stimola la circolazione del sangue e migliora l’irrorazione di certe parti del corpo, altrimenti poco raggiunte dal sangue e, contemporaneamente, stimola l’attività respiratoria.

Respirando profondamente si riesce a riempire i polmoni di ossigeno che verrà distribuito in tutte le cellule del corpo, vivificando i processi ossidativi e di combustione; d’altra parte sarà più facile, se la circolazione e la respirazione sono efficienti, allontanare dall’organismo le scorie, tra cui l’anidride carbonica. Ciò che è veramente importante è fare diventare l’esercizio fisico una abitudine, farlo divenire parte della vita quotidiana. Vi sono persone per le quali è particolarmente indicato il lavoro in palestra. Questo vale per chi ha bisogno di essere iniziato gradualmente ad un allenamento che diverrà via via più impegnativo, per chi ha problemi di adiposità settoriali più importanti dell’aumento complessivo di peso. Ma, soprattutto, il lavoro di riscoperta graduale delle proprie possibilità motorie e di riappropriazione del corpo è importante per coloro che per anni si sono alienati dal proprio soma, usando il grasso come schermo tra se stessi e il mondo esterno, fino a giungere ad una completa distorsione della propria immagine corporea.

Sana alimentazione, attività fisica, respirazione profonda sono tutto ciò che serve per sottrarsi al dannoso rito delle diete ricorrenti.

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Caterina Martucci
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