Energia per la vita

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Riconoscere lo stress: quello benefico e quello nocivo Stampa la pagina E-mail

La vita moderna altamente competitiva e in rapido mutamento forza molte persone a operare a un livello alto di stress . Quando ciò accade l'individuo è sempre teso, soggetto a un'ampia fluttuazione di umore e a uno stato di frustrazione.

È frequente vedere persone che tendono i muscoli delle spalle, battono le palpebre ripetutamente, si mangiano le unghie, parlano senza sosta. Per chi ne è soggetto questo tipo di azione è così abituale da perdere la consapevolezza di eseguire attività compensatorie.

Lo stress elevato, divenuto cronico , può in molti casi rimanere a livello subconscio o inconscio, influenzando comunque i nostri pensieri, il nostro comportamento, i meccanismi compensatori del nostro organismo.

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Contenitore antropomorfo - Bronzo; altezza cm 20,5. XI secolo a.C. circa, periodo finale della Dinastia Shang (XVI secolo a.C. – 1045 a.C). Istituto di Archeologia e Conservazione dei Beni Culturali di Xi’an, Cina

Nel 1936, Hans Selye coniò per la prima volta il termine 'stress' e lo definì, tra l'altro, come: "la risposta aspecifica del corpo a qualunque richiesta di cambiamento".  Tale richiesta di cambiamento, che può venire dal mondo esterno o dall'interno di noi, può essere da alcuni vissuta come stimolante, da altri come minacciosa.
Per questo, va ricordato che  ciò che è stressante per una persona può essere piacevole o aver poca influenza su altri. Ognuno reagisce diversamente allo stress, perciò i limiti che separano lo stress benefico (quello che stimola ad essere più efficienti e produttivi) dallo stress nocivo (quello che danneggia la persona perchè va oltre la capacità di riequilibrio spontaneo dell'organismo), sono individuali e sottili.

Uno stress crescente fino ad un certo punto aumenta la produttività e l'efficienza, ma raggiunto un certo picco si ha un rapido calo degli effetti benefici per lasciare spazio a disagio e disfunzioni via via più severe.

Il confine tra stress benefico e stress dannoso è sempre soggettivo e può per la stessa persona cambiare nel corso della vita. Occorre perciò sviluppare la capacità di sapere sempre cosa accade dentro di noi e di rimanere presenti nella nostra vita.In che modo? Attraverso la 'Pratica della consapevolezza'

 

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