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Mi piace viaggiare, sì, e insieme ai luoghi mi piace incrociare gente,
conoscere persone. Lo stupore per i nuovi incontri è sempre forte e la
curiosità avrà anche ammazzato il gatto, ma per me è costante fonte di
vita.
Certo, viaggiare costa, e in tempi di crisi ridimensionare i sogni, e le aspettative, pare un incontrovertibile senso di marcia. Eppure credo che non sia così. Sarà che sono un inguaribile ottimista, sarà che vedo il bicchiere sempre mezzo pieno… Ma in fondo anche questo mi piace.
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Foglie morte, in un viale parigino
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Adesso, per esempio, scrivo dalla Francia. Giro tra Parigi e le campagne, frequentando, a distanza di due o trecento pagine, i salotti della capitale e i saliscendi delle colline. Mi imbatto in personaggi bizzarri e pur se villeggio nell’Ottocento, opzione che nessuna agenzia potrà mai vendervi, qualsiasi sia la cifra che le proponiate, non è l'epoca a render buffo il soggiorno. Buffo, semmai, è l'uomo, che riconosco identico anche a distanza di due secoli. Non a caso, forse, sul mio biglietto c'è scritto "La commedia umana". Il pacchetto completo mi è stato offerto dal Signor Balzac per pochi euro e, sebbene la vacanza non sia terminata, posso già dirvi che ne sono entusiasta. Garantito, come in ogni viaggio troverete località e personaggi ameni, ed altri che vi piaceranno meno. Ma se fosse tutto bello mi preoccuperei di non esser più a questo mondo. Tranquilli però, non è affatto così. Vorrei provare a rendere un’idea di quel che vi aspetta, se seguirete il mio itinerario.
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In campagna, in carrozza
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Innanzitutto niente auto, ma carrozze. È un universo Euro 0, ma ben più ecologico. Respiro. Le ferie, buona notizia, saranno lunghe migliaia di pagine. Il mare, oggi, è increspato. Ma credo che nel giro di qualche giorno mi riporteranno in città. E ne ho quasi voglia. Mischiare i capricci della natura a quelli dei salotti rende bene l'idea di uomo. Avaro, egocentrico, vanitoso. Generoso, altruista, umile. Riesco a visitare la razza umana con la stessa velocità con cui mi si dipingono i paesaggi. È un viaggio formativo, ricco di sostanza, perché, oltre che guardare, penso. E ammetto. Inevitabilmente fragili, asserviamo tutto ciò che per paura non sappiamo controllare. Siamo esseri imperfetti, e riconoscerlo, scopro, non è una debolezza, ma una vittoria.
Mi piace essere un uomo capace di confessare i suoi difetti, di aprire una strada per migliorarne qualcuno. E mi piace pensare che queste poche righe, nate da una lettura che è anche un viaggio, possano servire da francobollo. Un francobollo in grado di spedire, dritto dritto, in paesi e tra persone lontane in ogni senso, anche temporale. Ma che forse, a guardar bene, non lo sono nemmeno troppo. Perché nella rete cadiamo tutti, chi più spesso, chi meno. Trovare incongruenze del tutto simili alle mie in una vacanza letteraria mi fa gridare una cosa: viaggiare e leggere sono esperienze fondamentali. Quando non potete permettervi la prima, ricordatevi comunque che un’alternativa esiste. Ed è low cost solo nel prezzo.
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