Energia per la vita

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L'attività fisica per rimanere sani e prevenire le malattie Stampa la pagina E-mail

Ci sono continue evidenze che muoversi, facendo ginnastica, praticando sport, conducendo una vita attiva è una vera e propria assicurazione sulla vita.

L'attività fisica serve a:

  • conservare e migliorare la forza fisica;
  • ad avere più energia a disposizione;
  • a migliorare il proprio equilibrio psicofisico;
  • a prevenire o ritardare malattie cardiocircolatorie, metaboliche, degenerative e tumorali;
  • a tenere su il morale e ridurre la depressione.


Image   

Figurina in posizione seduta che illustra come praticare l’esercizio di qigong, detto jingzhi, da praticare tra il 6 e il 20 marzo, per prevenire e curare cefalea, torcicollo, dolori a spalla e braccia e l’intorpidimento degli arti superiori.

 

 

Ecco alcune conferme provenienti dalla moderna ricerca scientifica.

 

Attività fisica e osteoporosi

Uno studio longitudinale, condotto su un vasto numero di persone e condotto in Svezia, è giunto alla conclusione che  l’esercizio fisico regolare riduce il rischio di fratture da osteoporosi negli uomini anziani. Lo studio venne intrapreso su un gruppo di 2.205 uomini di età compresa tra 49 e 51 anni e venne condotto avanti  per un periodo di 35 anni. I partecipanti vennero suddivisi in tre categorie: quelli con uno stile di vita sedentario (scarsa attività fisica), quelli che svolgevano una media attività, camminando e andando in bicicletta e quelli che praticavano sport vari per almeno tre ore alla settimana (elevata attività fisica). Nel corso dei 35 anni, 428 uomini ebbero almeno una frattura e 134 ruppero un’anca. Si osservarono differenze significative tra i tre gruppi- il 20% di quelli appartenenti a quello a scarsa attività  fisica subirono una frattura, rispetto al 13% di quelli che svolgevano una attività fisica media e all'8% di quelli che ne svolgevano una elevata. I ricercatori sono giunti alla conclusione che praticare una attività fisica riduce il rischio di fratture osteoporotiche nell'uomo e hanno calcolato che un terzo delle fratture potrebbe essere prevenuta attraverso la pratica regolare di uno sport. (Attività fisica e rischio di fratture nell'uomo. PLoS Med. 2007;4(6):e199)


L’attività fisica riduce il rischio di morbo di Parkinson

 Una nuova analisi dei dati derivanti  da un ampio studio di color ha dimostrato che il rischio di morbo di Parkinson è minore se si pratica attività fisica di entità da moderata a intensa. I ricercatori di Harvard hanno seguito  dal 1992 al 2001 in modo prospectively più di 143.000 persone con un’età media di 63 anni all’inizio dello studio.  Il grado di attività fisica svolta fu valutata all'inizio dello studio in base al numero di ore spese settimanalmente per svolgere un attività fisica leggera, media o intensa. Durante il follow-up vennero riscontrati  tra tutti i partecipanti 413  casi di malattia di Parkinson.  Le  persone impegnate nell’attività fisica più intensa (5-6 ore settimanali di attività aerobica o 3-4 ore settimanali di lap nuoto) ebbero una riduzione  del  rischio di contrarre il morbo di Parkinson’s inferiore del 40% rispetto a chi svolgeva una attività fisica lieve o moderata. (American Accademy of Neurology 59th Annual Meeting: Abstract SO3.006)


L’attività fisica previene il raffreddore comune

In uno studio sulla influenza della attività fisica sulla incidenza del raffreddore comune, 115 donne in menopausa, in sovrappeso e con stile di vita  sedentario furono suddivise in due gruppi. Le appartenenti al primo gruppo si sottoposero a 45 minuti di attività fisica – soprattutto camminare- cinque volte alla settimana; le appartenenti al gruppo di controllo praticarono una sessione di streching alla settimana per la durata di 45 minuti. Negli ultimi tre mesi dello studio, durato un anno, nel gruppo di controllo l'incidenza di comparsa della  malattia da raffreddamento fu tre volte superiore a quello del primo gruppo. (L'attività fisica di moderata intensità riduce l’incidenza del raffreddore nelle donne in menopausa. (American Journal of Medicine. 119:11; 937-9429)

 


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